Rodrigo Doxandabarat e l’arte di essere un mocassino

Francesca Rizzi

Lo stilista latino-americano racconta la sua esperienza e la storia del suo brand, un universo di significati in una sola scarpa

Contaminazioni spirituali e personali sono gli elementi che si pongono alla base del talento di Rodrigo Doxandabarat, unico stilista latino-americano presente all’ultima Fashion Week milanese.

La sua storia è estremamente complessa quanto affascinante, è il risultato di un viaggio personale fatto di esperienze e di crescita che l’hanno portato a fondare il suo brand. Dotz si pone come la consacrazione e il risultato del suo percorso personale al punto che il prodotto diviene l’elemento concreto portavoce di messaggi spirituali profondi, come la fusione di quanto lo stilista ha imparato nel corso degli anni, il ritorno alla sua passione per il sociale e al suo es più intimo.

“Sognatore” ecco come si definisce con grinta e decisione Rodrigo, lui che nella sua vita ha avuto la possibilità di entrare in contatto con diversi mondi e realtà. Doxandabarat ci racconta che sin da giovane si è posto in contatto con il mondo del sociale, per mezzo di un lungo viaggio che l’ha portato dalla Spagna alla Cina passando per l’India dove ha lavorato a fianco anche di Madre Teresa di Calcutta.

Armani e Dolce e Gabbana, sono i grandi brand italiani con cui ha collaborato, finché, sei anni fa, è tornato a quel mondo a cui ha unito la componente moda, verso la quale è stato legato in modo importante e indissolubile. Ha scelto infatti con determinazione di iniziare un progetto che unisse moda e sociale. Dotz è il risultato di quello che lui definisce la “connessione dei punti”, dal momento che è un’iniziativa che si basa sulla cooperazione internazionale e che si fonda su quattro pilastri, ovvero collaborazione, cooperazione, sostenibilità e gestione economica. In Dotz, Rodrigo ha condensato il suo sapere, la sua passione per la sostenibilità e la sua massima aspirazione.

 

Come lui stesso ci racconta non è stato un percorso facile arrivare alla creazione del suo brand perché per concretizzare il progetto ha studiato e si è laureato come “calzolaio” avviando, poi, la produzione del suo monoprodotto, il mocassino. Si definisce con orgoglio “calzolaio” in quanto intravede in questa professione un percorso di riscoperta e di comunicazione dei valori del saper fare artigiano che purtroppo tendono sempre più a essere dimenticati e poco valorizzati.

La scelta di concentrarsi sulla produzione del mocassino è stata sostanzialmente casuale in quanto, per iniziare, doveva inevitabilmente realizzare qualcosa di piccolo che potesse essere ottenuto con una semplice macchina da cucire in un luogo a dimensione casalinga. In breve tempo però, le macchine da cucire sono aumentate così come le persone coinvolte nel progetto e questo ha dato origine a Dotz.

Nonostante la sua semplicità, quello offerto è un prodotto innovativo, nel suo valore intrinseco e nel processo di realizzazione. Tecnicamente il mocassino è un classico, sia per la donna che per l’uomo, un tipo di calzatura che esula le stagioni, ma che si contraddistingue per la capacità di assumere una forte personalità grazie all’uso di colori caldi e alla sua allure tipicamente brasiliana atta a valorizzare e a fare conoscere il Made in Brasile. Un prodotto four season che ha la possibilità di essere trasformato in modo da rendere il consumatore parte attiva del processo di creazione e di ideazione dello stesso.

La passione per la sostenibilità traspare in ogni parte del processo di realizzazione del prodotto, dalla ricerca al packaging alla scoperta di materiali che siano eticamente e socialmente sostenibili. Forme e colori lo rendono, infatti, un prodotto unico e in continua evoluzione.

La sostenibilità come punto miliare “un fattore evidente che ogni persona deve essere in grado di considerare in modo concreto e realistico”. Questa si pone come un elemento che richiede di cambiare il mondo e di relazionarsi con esso. “Bisogna fare sostenibilità in modo reale perché è un valore condiviso.” Afferma Rodrigo con decisione, sostenibilità come creazione di una condizione di equilibrio tra le parti che serve per portare il sistema economico a comprendere che uno è parte dell’altro e si concretizza nel trovare un corretto bilanciamento tra tutti i soggetti che sono parte attiva della catena di valore. Offrire un bene completamente sostenibile è l’obiettivo verso il quale Rodrigo sta lavorando con entusiasmo e passione.

Parlandoci della sua presenza alla fashion week milanese si coglie come lo stilista provi una piena sensazione di onore e di gratificazione in quanto professionalmente, questo risultato, si connota come un ritorno alle origini in veste diverse, ma soprattutto si pone come la rappresentazione del fatto che sia davvero possibile creare valore.

 

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