Paride Benassai from Hollywood with love

Intervista esclusiva all’attore palermitano Benassai protagonista dell’american drama From Scratch – La forza di un amore, la serie di successo di Netflix USA

In Sicilia si dice che ogni storia inizia con un matrimonio o una morte, nel caso di From Scratch – La forza di un amore sono entrambe le cose. Una storia d’amore interculturale toccante e profonda ambientata sullo sfondo della campagna siciliana, un incredibile viaggio nella vita di personaggi che innamorano e struggono. From Scratch è una miniserie drammatica di Netflix che racconta la forza del sentimento di Amy e Lino, una storia che supera barriere e pregiudizi, poteri curativi del cibo, grazia e famiglia. Tratta dal libro di memorie dell’attrice Tembi Locke, che ha curato la sceneggiatura, From Scratch è nella Top 10 e si chiede già la sua seconda uscita.

Accolta favorevolmente dalla critica internazionale, ha registrato un travolgente successo che ci racconta l’attore, regista e autore di testi teatrali, il palermitano Paride Benassai che ha conquistato Hollywood, la Mecca del cinema, con la sua interpretazione di Giacomo Ortolano, anziano padre siciliano radicato ai principi della terra che si scontra con l’integrazione culturale e la continuità generazionale di un figlio che parte.

From Scratch parla di amore, tristezza, felicità e dolore, è stato un percorso complicato?

“La vita e l’amore sono una prova, esperienze che ci fanno crescere nel senso del bene e dei propri valori. Questo singhiozzo emozionale l’ho già vissuto nel docufilm L’ultimo sorriso, dedicato alla vita di Don Pino Puglisi. Vestire gli abiti del prete di Brancaccio, ucciso dalla mafia il 15 settembre del 1993, mi ha cambiato la vita professionale e artistica per sempre. Non ho mai conosciuto Don Pino, ma mi sono innamorato della sua storia di combattente della mafia con il sorriso, così tanto da restituirne un’immagine veritiera che ha impressionato la sua famiglia e chi lo ha conosciuto. Ci hanno insegnato che quando si ama c’è sempre un finale con “e vissero felici e contenti”, ma non è sempre così, nonostante l’amore resti sempre una costante”.

Che cosa impariamo da questa miniserie che ha avuto un successo incredibile, quasi inaspettato?

“Che occorre amare anche se le cose cambiano. Impariamo la diversità, gli stereotipi e i pregiudizi presenti nella personalità e nel patrimonio culturale, il senso di vuoto e del distacco, l’esaltazione di un amore che non sempre ha un lieto fine, che arriva senza saperlo e se ne va senza volerlo. Impariamo a vivere nel modo più aderente a noi stessi”.

Chi è Giacomo Ortolani?

Giacomo Ortolani è un personaggio difficile, è un padre siciliano, radicato alle tradizioni, maschilista che si scontra con il suo forte pregiudizio sulla diversità culturale, è il padre della successione della terra alle braccia di un figlio che invece decide di partire. È un uomo di poche e ferme parole, la gestualità e l’intensità dello sguardo sono il suo linguaggio. La dolcezza e l’amore per il figlio non sono mai raccontati esplicitamente. È una storia vera che parla di amore puro, di dolore del distacco e di continuità negata. Io sono lontano da lui, per entrare nel ruolo bisogna dimenticarsi di se stessi, mi sono immedesimato nel padre cinicamente distante che alla fine però accoglie sempre il suo sangue”.

Ti sei riconosciuto nella figura di tuo padre, lo hai ritrovato dentro di te, nel ruolo di Giacomo?

“Grazie per questa domanda, perché esattamente lo scorso anno ho perso mio padre e parlare di lui è come onorare la sua memoria. La morte di mio padre mi ha fatto comprendere il senso di essere orfani. Mi sono ispirato molto alla sua figura, era un uomo taciturno, solitario e affettivamente introverso, gli sono grato perché mi ha insegnato la dignità dell’essere umano e ringrazio mia madre per avermi sempre incoraggiato a non arrendermi mai e l’esperienza hollywoodiana testimonia che non ho mai desistito”.

Il cast è caratterizzato da un’ampia presenza femminile con personalità carismatiche. Come rappresentano il ruolo delle donne?

“Sono donne indipendenti, autonome e non sono subordinate a nessuno, hanno la consapevolezza dei propri limiti, ma la vita appartiene a loro, così come le decisioni. Credo che la consapevolezza dei limiti aiuti a superarli, siamo noi gli artefici della costruzione della nostra vita, ‘Onora il padre e la madre’ sempre, ma con spirito autonomo e una ricerca evolutiva del nostro bagaglio ereditato dalla famiglia”.

Hollywood, il sogno di ogni attore. Volare a Los Angeles, “La città dei VIP” per girare una serie, come ci si sente a entrare nella fabbrica dei sogni?

“Sono il primo attore siciliano a lavorare a Hollywood, non sarò sicuramente l’ultimo. È stata un’esperienza carica di emozioni calpestare gli studi dove era solito incontrare Charlie Chaplin. Hollywood è un contesto unico dove ho visto un mondo possibile per noi attori che ci nutriamo di arte cinematografica. A Hollywood mi sono sentito una risorsa fondamentale, una sensazione sconosciuta, la prima volta che ho incontrato la regista, Dennie Gordon, mi ha chiesto come mi piacesse essere diretto, era la prima volta che accadeva, sono rimasto sorpreso nel percepire l’amore tangibile per i suoi attori”.

Paride Benassai a che cosa ha rinunciato per amore?

“Ho rinunciato all’America per le mie figlie, mi ero separato da poco ed erano piccole, non mi sono sentito di allontanarmi, avevo la necessità di vederle crescere e di essere presente nella loro vita.  Sono nonno, padre, faccio il mestiere che amo, l’unico che so fare. Ho recitato nei teatri in America, Germania, Inghilterra, insomma, mi sento un uomo fortunato”.

Possiamo aspettarci un Golden Globe?

“Chissà, non è da escludere!”.

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