L’eredita’ culinaria delle cento Sicilie

Roberta Puglisi

Fortemente influenzata dalle culture che l’hanno attraversata, la cucina dell’Isola mostra tutte le sue squisite sfaccettature

Un vero e proprio patrimonio culturale di colori, profumi e sapori da tutelare. La gastronomia siciliana è una sintesi mediterranea, una cultura gastronomica complessa e sfaccettata, che si inserisce in un quadro storico e culturale, che integra e mescola tutte le civiltà che si sono insediate in Sicilia negli ultimi due millenni.

 

Quando si parla di cucina siciliana, si parla del DNA del suo popolo e non si può fare a meno di pensare a un crogiolo storico di cucine mediterranee ai massimi livelli, contaminate dall’interpretazione della cucina aristocratica francese, le famose prelibatezze Monsù, appellativo che veniva dato ai cuochi d’oltralpe, status symbol della nobiltà siciliana, che nel corso dell’Ottocento rivoluzionarono la cucina del Regno delle due Sicilie.

 

La cucina siciliana, dunque, è arte culinaria dove la storia araba, normanna, greca, ebraica, bizantina, spagnola, francese e italiana si sono amalgamate, fondendosi in una esplosione di aromi, cromie e gusti, indimenticabili per i palati più sopraffini.

 

La Sicilia ha una lunga e affascinante storia culinaria, questa terra di limoni e arance, di fichi d’india e nettare di uva, ha dato i natali, così come la Magna Grecia, a figure fondamentali del mondo culinario dell’isola. È di un siciliano il primo libro di cucina nella storia, Miteo Siculo, cuoco e scrittore siceliota che intorno al 380 a. C., scrisse il primo ricettario di cucina. Così come, nello stesso periodo storico, ci raccontano di Labdaco di Siracusa, cuoco e accademico che creò la prima scuola di cucina occidentale e fu uno dei punti di riferimento culinario dell’epoca, quando la Sicilia era considerata una delle mete più raffinate.

 

Altri autori riferiscono che Epicarpo di Siracusa, nel 485 a. C., cultore del gusto, fu il primo a scrivere di cucina, così come Archestrato di Gela, poeta e padre della critica d’arte culinaria, scrisse la famosa poesia intitolata “Gastronomia”, stilò una lista delle vivande più pregiate dell’epoca, analizzò le caratteristiche delle carni e propose ricette personali, organizzando cene per Vip greci.  Palermitano di origine, o forse di Acitrezza, Francesco Procopio dei Coltelli, nel XVII secolo inaugurò a Parigi, il suo “Cafè Procope” dove esportò i sorbetti arabi di tradizione siciliana, diventati famosi con il nome di gelato.  Il 24 marzo del 2017, il Comune di Palermo ha intitolato una piazza all’inventore del gelato. 

 

Questo per dire che la gastronomia siciliana è un motivo di riconoscimento e d’identità comune per i siciliani. Come diceva Gesualdo Bufalino, scrittore siciliano, profondo conoscitore della realtà dell’isola: “Vi sono cento Sicilie, non smetterò di contarle”.  Al di là della descrizione attenta e puntuale delle contraddizioni e dell’ambiguità di un popolo complesso, ci sono tante Sicilie anche dal punto di vista culinario.

 

 

Ogni provincia della Sicilia ha le sue specialità gastronomiche. L’influenza della Magna Grecia, si riconosce nella parte orientale della Sicilia dove i sapori sono più semplici e deliziosi, la cucina è genuina e assolutamente priva di sofisticheria, dove si predilige il pesce e soprattutto l’uso di olio vergine d’oliva sia per cucinare che per condire. 

 

La parte occidentale dell’isola, dove l’influenza araba ha lasciato tracce indelebili, offre gusti di chiaro sapore arabo che ricordano le cucine ereditate da quei secoli medievali. Il cous cous, la pasta con le sarde, la caponata di melanzane, l’arancino, gli involtini alla palermitana, la cassata siciliana con la ricotta e i cannoli, sono solo alcune delle specialità che ci ricordano l’influenza e la raffinatezza della cucina araba. Una cucina speziata e saporita, dove gli agrumi, lo zafferano, il finocchietto, la cannella e i pinoli ci ricordano la felice fusione di due culture diverse che hanno rivoluzionato la cucina isolana.

 

Chi viene in Sicilia scoprirà che mangiare è un rito, un viaggio nel piacere del palato. alla scoperta di imperdibili eccellenze enogastronomiche.

 

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