La sublime arte della zuppa all’aragosta

Lorenzo Matassa

C’è un luogo di Sicilia in cui la terra e il mare si abbracciano per creare un’apoteosi di fragranze, sapori e sensazioni di assoluta unicità

A pochi passi dal porticciolo di Marettimo si trova un luogo il cui nome ricorda la grande bellezza della navigazione trasportata dal vento: il Veliero. Definirlo ristorante è riduttivo perchè quei tavoli – posti lungo il litorale che guarda da Cala Manione fino al castello di Punta Troja – è un vero e proprio paradiso poetico.

Arrivatevi al tramonto, quando i colori dell’orizzonte si fanno struggentemente intensi, avvolgenti e le onde del mare riecheggiano l’ipnotico suono bianco.

Qui farete l’incontro che muterà, per sempre, ogni vostra precedente cognizione su cosa sia la prelibatezza di una invenzione culinaria e finalmente capirete la frase del gastronomo Savarin secondo cui la scoperta di un piatto è più preziosa, per il genere umano, della scoperta di una nuova stella.

 

La stella del firmamento che scoprirete, ascoltando il suono ritmico delle onde, viene servita in una grande terrina. Il suo aroma, amalgama di spezie, vi avvolgerà degli effluvi odorosi prima ancora di essere elegantemente servito in grandi piatti. Ma dovrete attendere ancora un attimo ad assaggiare perché la zuppa contenuta nella terrina è solo una parte del grande piatto di aragosta che vi si accompagnerà.

 

L’unione tra la zuppa e il Palinuro Elephas (questo è il vero nome dell’aragosta) crea il piatto più buono che sia mai stato ideato da un essere umano.

La ricetta della zuppa deve avere un arcano mistero tramandato nel tempo visto che è quasi impossibile realizzarla in forma casalinga.

Ritengo – ma non ho certezza – che vi si mescolino gli ingredienti tipici del cous-cous arabo, ma con in più tutte quelle erbe che l’isola di Marettimo regala ai suoi abitanti.

 

Se il primo assaggio vi trasporterà in una incredibile troposfera di gusto, ebbene, il secondo (letteralmente) vi stregherà come fosse una sostanza ammaliante.

Quel gusto – lo so, è difficile credermi – vi proietterà nell’orizzonte tra il cielo e il mare che fa da scenario alla vostra cena e da lì non vorrete scendere fino al momento in cui il rumore del cucchiaio nella terrina non vi annuncerà che la zuppa è finita.

Il vecchio filosofo Eraclito assumeva che il mistero della Bellezza governa il mondo e che fortunato è colui che riesce a carpire anche solo un raggio di luce di quel mistero. Forse esagero essendo ancora condizionato dagli effetti psicotropi della zuppa, ma sono convinto che nella ricetta di quel piatto vi sia nascosta parte di quella misteriosa luce…

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