Con i mobili a prestito innovano il più classico dei dolci siciliani e conquistano l’Europa

Non so se riuscite ad immaginare un leader fermo e carismatico nella bellezza di una donna. L’amore di una figlia che lotta contro le volontà in punto di morte del padre. Una donna di trenta anni affrontare debiti dell’impresa nella fede incrollabile in una sorella. L’esplosivo connubio tra il nostro vulcano e la dolcezza della nostra storia produttiva. La determinazione di un imprenditore e la sua tenera commozione.

 Ciascuno di questi potrebbe essere l’inizio di una storia di successo. Ed invece sono tutte l’inizio della stessa. Una storia che dedico alle donne, ed al loro modo di non tradire la dolcezza nello sguardo pur nella determinazione di un obiettivo; ed ai giovani che dimostrano che possono essere la grande speranza per la Sicilia.

In questa storia di insospettabili contrasti tutto inizia dalla fine. La morte di papà Pippo. Un pasticcere della vecchia scuola. Bravo nel produrre e nel vendere che con la giovane Lorena ancora adolescente si trova a ripartire da zero. Chiede aiuto in famiglia, e come i grandi imprenditori riparte e ricostruisce la sua impresa. Una impresa che cresce con il lavoro di tutti, finanche con il sostegno della parrocchia che presta i mobili, e diventa una terza sorella per Lorena abituata sin da giovanissima a fare di tutto in azienda dalla promoter alle pulizie.

Il cannolo di croccante di mandorle nasce da una idea di innovazione semplice e geniale di Giuseppe Messina. Unisce una delle materie prime più iconiche della Sicilia: le mandorle, con uno dei dolci più rappresentativi: il cannolo. È un prodotto nuovo: un cannolo la cui cialda è una crosta di mandorle amato da tutti e certificato anche per i celiaci.

Il prodotto piace, ma ha una bassa rotazione, viene venduto come sostituto della cialda del cannolo classico, non come dolce in se. Molti lotti restano invenduti con danni enormi, la materia prima le mandorle ha un costo elevatissimo. L’azienda nel frattempo cresce con le classiche produzioni dolciarie della Sicilia: panettoni, dolci di mandorle che ancora oggi vengono dipinti a mano da Marco Triscari secondo la tradizione di famiglia.

In punto di morte Giuseppe, deluso dalla sua invenzione, pretende dai propri dipendenti la firma di un documento nel quale di impegnino a fermare la produzione dei cannolicchi di mandorle. Sa che in controtendenza Lorena crede nella sua idea, forse proprio perché crede in lui, e probabilmente teme che per difenderla possa mettere in crisi l’azienda.

Papà muore. Lascia l’azienda con dei debiti, alle due figlie ed ai due nipoti (Lorena e Vanessa, Marco e Sonia Triscari). Che non hanno mai gestito ed ai quali le banche non fanno credito. Sembra dovere iniziare la fine.

Ma questo programma del destino si scontra con la determinazione di Lorena e dei suoi cugini. Tra le lacrime soffocate per la morte di Pippo, padre e fondatore dell’azienda non fermano la produzione neanche un giorno, non possono permetterselo, il funerale sarà fissato domenica.

Si progetta: i cannolicchi di croccante hanno un grande potenziale. Il potenziale va coltivato, vengono immessi nel mercato con creme che hanno scadenze fino a nove mesi. Da una parte il prodotto costa meno al kg, dall’altro si affianca facilmente al mercato del cannolo di ricotta, che necessita della linea del freddo per la distribuzione. Vengono riviste ed ottimizzate le confezioni. A proposito il packaging di tutti i prodotti è estremamente raffinato.

Il mercato apprezza, dove sono mancate le banche arrivano partner commerciali dalla Germania e soprattutto dalla Gran Bretagna. Sostengono con ordini solidi e continuativi. Dal punto di vista della vita dell’impresa i cannolicchi sono un toccasana perché destagionalizzano il fatturato e consentono la copertura dei costi fissi quando manca la vendita dei grandi lievitati del periodo invernale. Il prodotto da non produrre più diventa la chiave di sopravvivenza prima, di successo poi.

Ed in questa storia di contrasti, che appaiono tutti nelle lacrime di Lorena che la racconta, tradendo la volontà in punto di morte del padre gli consegna probabilmente il regalo più bello ed insperato. Quelle lacrime che emergono durante il racconto sembrano volere dire: ”papà la tua idea era buona, vorrei fossi qui a goderne”. 

Sono passati sei anni. In mezzo anche la pandemia. Adesso dopo l’innovazione di prodotto il grande salto: l’innovazione di processo. La stesura della cialda di mandorle può essere automatizzata, la crosta di mandorle va sempre arrotolata a mano, ma il resto dei processi può essere ottimizzato. Il che consentirebbe all’attuale forza lavoro (60 addetti) di passare dai 18.000 massimo 24.000 pezzi al giorno a 48.000. Un raddoppio della produzione che significa contestuale raddoppio delle vendite. Perché Etnadolce – come altrimenti avreste chiamato questa esplosione di contrasti? – già da mesi ha sospeso i nuovi ordinativi. Le richieste di questo prodotto, che ricordiamo è un prodotto esclusivo, crescono a dismisura. Grazie a questo ammodernamento della catena produttiva presto potranno essere soddisfatti gli ordini in attesa ed avviato lo sviluppo oltre oceano.

 

Spinto dal cannolicchio di mandorle il fatturato cresce ogni anno a doppia cifra, oggi intorno a 3,5 milioni. Con l’innovazione di processo in breve tempo potrebbe raddoppiare.

Nonostante successi e fatturato si respira in azienda in compagnia di Lorena della sorella Vanessa, dei cugini Marco e Sonia soci dell’azienda e con tutti i collaboratori un’aria di famiglia.

Uno spazio nel quale c’è ancora tempo per ridere, scherzare e soprattutto emozionarsi.

 
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