“I Giardini del Massimo”

Clara Minissale

Nel cuore di Palermo la nuova caffetteria del Teatro Massimo vuole diventare un punto di ristoro e di ritrovo per la città ma anche un simbolo di rinascita dopo gli anni della pandemia, luogo di cultura per creativi e artisti internazionali

Uno spazio aperto alla condivisione di idee, progetti, esperienze. “Uno spazio aperto alle intelligenze che da Palermo, come da ogni altra parte del mondo, vorranno vivere questo luogo nel solco dell’esperienza dei grandi caffè letterari del passato”. Marco Betta, sovrintendente del Teatro Massimo di Palermo racconta così I Giardini del Massimo, la buvette del Teatro tornata agli splendori di quando, negli anni ’20, era uno dei luoghi più alla moda della città.

Dopo un lungo lavoro di restauro, coordinato dalla Sovrintendenza ai Beni Culturali di Palermo, insieme con il consorzio Giardini del Massimo, anche questa parte del Teatro torna a vivere per ospitare dalla colazione all’aperitivo alla cena, oltre a eventi privati e aziendali e una sala esclusiva di 38 posti dedicata alla cucina gourmet.

 

“Dopo tanti mesi di lavoro, sacrifici e confronto con Sovrintendenza ai Beni culturali e sovrintendente del Teatro Massimo, siamo riusciti a restituire uno spazio stupendo che rende vivo il teatro, in grado di accogliere i palermitani, ma non solo – dice Rosario Alescio, a capo del consorzio che gestirà il locale, insieme con Giuseppe Biundo e Davide Alamia -. Stiamo parlando del terzo teatro più importante d’Europa, il primo in Italia, che va vissuto sempre, non solo quando ci sono le opere. L’apertura dei Giardini del Massimo, in un luogo naturalmente magico, rappresenta un’occasione incredibile per riportare la bellezza, la convivialità, la cultura democratica nel cuore di Palermo. I Giardini del Massimo sono stati pensati non solo per gli appassionati d’arte e del buon vivere, ma anche per i visitatori, per i curiosi di tutte le età che scopriranno un luogo familiare”.

 

Ad accogliere gli ospiti, all’esterno, ci sono delle grandi foglie ombreggianti color bronzo che se da lontano si mimetizzano con la nuance delle mura del teatro, da vicino mostrano l’evidente richiamo allo stile floreale del più bel Liberty cittadino.

“L’idea principale nasce dal teatro e dalla storia del teatro stesso – racconta l’architetto Luigi Smecca, che ha coordinato i lavori – quando questo luogo era un caffè letterario anni ‘20. Abbiamo voluto mantenere lo stile floreale liberty che viene richiamato dal nome, la struttura delle foglie esterne e il colore verde degli interni che riporta agli anni del periodo Nobel da cui poi si sviluppa lo stile Liberty”.

 

“La riapertura della buvette-caffetteria rappresenta un’occasione per ampliare la fruizione pubblica e valorizzare la centralità di questo edificio patrimonio della città, sia per l’eccezionale valenza architettonica che riveste, sia perché il simbolo del cambiamento culturale e mi riferisco alla riapertura nel 1997 dopo 23 anni di inattività – dice Selima Giuliano, sovrintendente ai Beni Culturali – Questo luogo, sono sicura, contribuirà alla frequentazione del Teatro da parte sia dei nostri concittadini che dai molti turisti in visita a Palermo”.

Arte, gusto, memoria del passato e stile, il nuovo caffè e lounge bar, dopo mesi di lavori è finalmente pronto ad accogliere chi vorrà concedersi una pausa rilassante nel centro della città.

“Questa città ha bisogno di messaggi positivi e innovativi come quelli che emergono dai Giardini del Massimo – commenta l’assessore comunale alla Cultura Giampiero Cannella – che celebrano una felice sintesi fra il Teatro Massimo, che rappresenta il punto più alto della cultura e della lirica siciliana e il patrimonio enogastronomico della nostra regione”.

 

E a proposito di cucina, a dirigere la brigata c’è il giovane Gianvito Gaglio, 28 anni, un diploma della scuola Alma di Gualtiero Marchesi e un’esperienza pluriennale con lo chef bistellato Antonino Cannavacciuolo. A curare la sala è Paola Gioia. “Mi piace condividere i sapori e i profumi della nostra sicilianità, ricordando l’esperienza maturata in cucina in questi ultimi anni – dice lo chef -. I piatti stessi sono pensati per essere mangiati in differenti modi: alcuni in un boccone, altri da assaporare con le mani e altri ancora in cui si ha la possibilità di mischiare una o più salse di accompagnamento”.

 

I piatti richiamano la tradizione e il pesce è l’ingrediente principale. Colazione, pranzo veloce, pasticceria e dessert al piatto per completare il menu dello chef Gaglio, sono affidati, invece, a Giuseppe e Mauro Lo Faso, della pasticceria Delizia di Bolognetta, nel palermitano.

Idee e progetti, riflessioni e cultura, funzionano meglio davanti a un buon piatto e un calice di vino. Ancora meglio se alimentati anche da storia e bellezza

foto di Laura Crucitti

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