Cafè Hafa, non solo tè alla menta

Roberta Puglisi

Patrimonio culturale di Tangeri dal 2015, lo storico Cafè Hafa caro ai poeti della beat generation, si affaccia con le sue terrazze su due mari che si incontrano, l’Atlantico e il Mediterraneo, e sembra abbracciare così Africa ed Europa

Ci sono luoghi dove sentiamo che i vivi e i morti hanno un’intensa corrispondenza di amorosi sensi, dove il tempo si ferma per scivolare nell’isolamento spirituale, letterario e artistico. Un osservatorio di sogni, dove lo spettacolo si svolge in silenzio, contemplando un panorama mozzafiato, lo stesso che, sin dagli anni ’20, ha fatto innamorare chiunque si sia fermato, lasciando tracce indelebili nella memoria e vividi frammenti di vita di famosi scrittori, musicisti, filosofi e letterati, che hanno lasciato il segno nella storia dell’umanità.

 

E’ il Cafè Hafa, incastonato sulla cima dell’imponente scogliera dell’ Alcazaba che domina la baia di Tangeri, patria di Fenici e Greci, una città libertina e affascinante, la più internazionale di tutto il Marocco, che unisce la sua tipica attrattiva ad altre caratteristiche più emblematiche, invece, delle città europee.

 

Passando attraverso un vicolo che si snoda nel quartiere del Marshan, nella via Mohammed Tazi, stradina colorata di tutte le gradazioni del blu, dove il vento della vicina Medina, fulcro storico della città, aleggia profumato di cannella, zenzero e curcuma, che riporta al Tagine e alla Harira, zuppa tipica che segna il “Id al-Fitr”, la festa di fine Ramadàn, con le sue terrazze a gradoni di pietra a strapiombo sul Mediterraneo, abbracciato appassionatamente all’Atlantico, lì dove le navi attraversano lo Stretto di Gibilterra,  il Cafè Hafa apre le porte del  paradiso della natura dove il tempo si ferma, mentre lunghe pipe di kif passano da un tavolo all’altro e il profumo dei ceci e cumino della sacra Bissara, ammalia e avvolge con il suo odore magico, stordito dal tè forte e dolce, con spesse foglie di menta.

 

Un sortilegio che ha catturato scrittori, artisti, poeti, musicisti, come nel caso dello scrittore americano, Paul Bowles, che trovò la fonte di ispirazione, trascorrendo il suo tempo senza tempo, al Cafè Hafa, per scrivere il suo capolavoro “Il tè nel deserto”, The Sheltering Sky,  che Bernardo Bertolucci, uno degli ultimi grandi maestri del cinema italiano, ne confezionò un film dalla grande capacità artistica, valso un Golden Globe e un BAFTA.

Il Cafè Hafa è memoria storica. È impossibile non immaginare di vedere i Rolling Stones e i Beatles, che amavano perdersi in quell’atmosfera incantata e profumata di fiori di marijuana e menta, così come il filosofo francese, Bernard Henry Levy, e lo scrittore Juan Goytisolo, che ha immortalato il Cafè Hafa nel suo libro “Reclaimof Count Don Juliàn”. Sembra di ascoltare la chitarra di Jimi Hendrix, che amava stare seduto per ore appoggiato a uno dei tavoli traballanti, e se si chiudono gli occhi, si può godere delle pennellate dei colori ottimisti di Matisse, solitamente seduto su una sedia arrugginita a sorseggiare tè alla menta. Senza dimenticare, Luis Eduardo Aute, il cantante, musicista e poeta spagnolo, che nella sua canzone “Hafa Cafè”, racconta la magia di una luna sopra Tangeri, che guarda la notte di Allah.

 

Vi ricordate di “Colazione da Tiffany”? Nulla di strano che Truman Capote, cliente affezionato del Cafè Hafa, l’abbia scritto, mentre con un narghilè in mano, si perdeva alla vista dei due mari che incantano come le sirene di Ulisse. La lista di incontri con celebrità che hanno calpestato il Cafè Hafa, in questi lunghi 101 anni, non trova una fine.

 

Oggi, l’intonaco azzurro si sta staccando dalle pareti, i tavoli sono piastrellati e le sedie sono di plastica, il pavimento è in cemento e le ringhiere sono di mattoni, nulla di pretenzioso e di elitario, perchè il Cafè Hafa mantiene da sempre le caratteristiche e il merito di uno spazio unico e iconico per il suo grande patrimonio paesaggistico, con le sue terrazze sfalzate proiettate su quello specchio di acqua che si confonde con il cielo, dove la vegetazione selvaggia di cactus, palme, piante, fiori e alberi da frutto, cresce rigogliosa senza guida, quasi come riconoscenza e rispetto universale di un luogo ambito dai sognatori,  come La Mecca.

Chissà se Mohamed Alouch, il giovane tangerino, amante dei gatti, che nel 1921 aprì il Cafè Hafa, come luogo di incontro per i vicini del quartiere Marshan, avrebbe mai immaginato che il suo Cafè sarebbe diventato il luogo più frequentato da bohémien, intellettuali e celebrità, nella sua lunga storia. Certo è che Mohamed, sino alla sua morte, ha resistito a tutte le tentazioni del modernismo.

Come andare

Da Palermo e da Catania, la soluzione più rapida per arrivare a Tangeri, è con volo aereo. L’ aeroporto internazionale “Ibn Batouta”, dista circa 20 minuti dal centro di Tangeri. 

In alternativa, da Palermo e da Catania, si può raggiungere Tangeri Med, dal 2019 il porto più grande del Mediterraneo, con i collegamenti marittimi operati con Grandi Navi Veloci e Grimaldi Lines.

Non ci sono navi dirette, bisogna necessariamente arrivare con il traghetto a Genova, da dove partono le navi per il Marocco. Ma se avete il desiderio di entrare nel mondo di “Le mille e una notte”, non desistete, Tangeri vi stregherà.

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