La storia segreta di Rosemary Kennedy

Lorenzo Matassa

La vita della sorella “dimenticata” di John e Bob nata con un ritardo cognitivo è stata sacrificata per il buon nome della famiglia che doveva apparire sempre vincente e di successo. Rosemary ha ispirato la nascita delle Special Olympics che coinvolgono milioni di atleti con disabilità intellettiva

Potrebbe apparire una stravagante generalizzazione, ma a volte la storia di un paese può essere raccontata grazie alla ricostruzione della vita di un solo individuo.

È ciò che può affermarsi nel caso di Rosemary Kennedy, il cui nome in pochi conoscono.

Fu la terza figlia di Joseph e Rose Kennedy, genitori del futuro Presidente degli USA e tanto amata dai suoi sette tra fratelli e sorelle. All’età di 23 anni, nel novembre dell’anno 1941, la giovane donna – per volere del padre – fu sottoposta a uno dei trattamenti più assurdi che mai siano stati sperimentati su esseri umani: la lobotomia.

 

Dovrò adesso spiegare perché ciò accadde e perché quell’azione racconti la società americana più di tanti libri di Storia raccolti nella grande biblioteca dello “Smithsonian Library” di Washington.

 

Il padre del Presidente John Kennedy (chiamato in famiglia Jack) era figlio di un emigrato irlandese di Boston.

Aveva fatto i soldi con il whisky.

Ma la vera fortuna l’aveva avuta grazie al matrimonio con la figlia del Sindaco di Boston.

Si era lanciato in politica e aveva pure avuto l’importante incarico di Ambasciatore nel Regno Unito fino al momento in cui non aveva manifestato simpatie filonaziste ed era stato destituito dal Presidente Franklin Roosevelt.

Questo non gli aveva impedito di preparare l’ascesa di uno dei suoi figli alla Casa Bianca.

Ma, l’impresa non doveva avere alcun tipo di ostacolo e Rosemary sembrava potesse esserlo.

Ragazza bellissima, intelligente e versatile, aveva avuto la sfortuna di un parto difficile ed era affetta da ciò che potrebbe definirsi un lieve ritardo mentale.

 

Rosemary non sapeva comportarsi bene nelle occasioni pubbliche e spesso, tra scatti d’ira, le capitava di dire a tutti la verità sulla sua famiglia. Il che la rendeva assai pericolosa. La decisione del padre fu presa senza consultare nessuno.

Queste le parole del macellaio che la operò: “Dopo avere sedato Rosemary in modo leggero, aprimmo la sua fronte all’apice. Penso fosse sveglia. Feci due piccole incisioni chirurgiche in entrambi i lati della fronte non più larghe di un pollice.

Il mio bisturi aveva la forma e l’aspetto di un coltello per il burro.

Lo muovevo avanti e indietro, sopra e sotto, per tagliare sulla fronte il tessuto cerebrale.

Per capire fino a quale profondità incidere utilizzammo il metodo delle risposte. Dovevamo intaccare fino a quando le interlocuzioni della “paziente” si manifestavano coscienti.

Ci fermammo solo allorchè Rosemary smise di risponderci…”

 

In quel preciso istante, la sorella del futuro Presidente degli USA era divenuta una disabile semiparalitica incapace di intendere e proferire una parola dietro l’altra.

 

La lobotomia – imposta da Joseph Kennedy alla figlia – fino a quel momento era stata sperimentata sulle scimmie e su un ristretto numero di pazienti affetti da gravi turbe psichiatriche (con esiti che si possono immaginare…).

Ma in quell’anno, il 1941, l’America aveva promosso altre assurde leggi di manipolazione eugenetica con la sterilizzazione forzata di alcune categorie di malati (diabetici, sordi, poliomielitici e ritardati mentali).

 

Nessuno raccontò la triste storia della sorella del Presidente più amato dagli americani e ucciso a Dallas il 22 novembre 1963.

 

Rosemary si spense, all’età di 86 anni, nel 2005.

Forse è inopportuno usare questo verbo perchè è chiaro che a spegnerla era stato suo padre molti anni prima…

 

 

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