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La Memoria delle Stazioni

Fiorella Friscia

Spazi di transito dove migliaia di persone ogni giorno passano frettolosamente, le stazioni sono “non luoghi” con memoria

Dovremmo ritrovare l’attitudine a soffermarci su ciò che è parte della cosiddetta “normalità” per poter captare il lessico nascosto di narrazioni visive o letterarie, magicamente racchiuse in quei “templi del progresso” che erano le “stazioni ferroviare”.

 

Dal 16 settembre al 1° novembre 2022, all’Auditorium Parco della Musica di Roma (Auditorium Garage) la mostra “La Memoria delle Stazioni”, curata dalla Presidente di Cinecittà, Chiara Sbarigia, traccia la storia del Paese attraverso otto stazioni di grandi città italiane, iniziativa preziosa che piacevolmente si offre a stimoli intellettuali.

 

Nati tra la fine del XIX° sec. e i primi decenni del XX°, questi edifici erano espressioni architettoniche monumentali nelle quali si celebrava il “mito futurista” dell’uomo  e che, di colpo, squadernavano  il rapporto tra spazio e tempo fin lì percepito.

 

La mostra annuncia l’utopia modernista che la stazione esprimeva, terminale letterario e cinematografico di inarrestabili cambiamenti che, come un potente tsunami, investirono l’Europa:  tributo al progresso, ma anche spartiacque tra metropoli affollate e rumorose e una realtà contadina confortante, ma ormai retaggio di un passato bucolico sempre più remoto.

 

 Con questa interessante iniziativa Chiara Sbarigia si pone, grazie alla valorizzazione dell’immensa documentazione dell’Archivio Luce e della Fondazione FS, non solo come custode della memoria, ma come promotrice di cultura che, con immagini e storie, dall’Auditorium Parco della Musica di Roma viaggerà in numerosi paesi, con le nostre italiche emozioni narrate dai più promettenti scrittori dei nostri giorni , ciascuno dei quali si occuperà di una delle otto stazioni che  da Nord a Sud, da Trieste Centrale a Messina Centrale,  unificarono l’Italia.

 

Un’epoca agli albori del “secolo breve”, in cui il “viaggio”, di per sé evento, sperimentava il futuro su macchine fumanti.  

 

La fotografia in quegli anni era un’arte decisamente al maschile, ma fedele custode del reale e l’ideatrice della mostra, per far affiorare un insondabile lessico poetico ed immaginifico, ha voluto affidare ad una giovane artista della camera oscura, Anna Di Prospero, una nuova ed intrigante interpretazione al femminile di questa affascinante “liaison” tra passato e presente.  

 

 “La Memoria delle Stazioni”, ammirata al suo debutto e coerente al suo tema, è già in viaggio: sarà a Parigi da metà gennaio presso la Galleria “Paris Cinema Club”.

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