Il design ci perseguita!

di Luigi Patitucci, Co-autrice dell’articolo MariaCarmela Scrudato

State passeggiando per strada e, tra la folla, vi cade l’occhio su un paio di occhiali da sole indossati da una persona che non conoscete.

Giorni dopo siete seduti in un bar e notate un volto a voi familiare.

Chi è?

Guardate gli occhiali che porta e il dubbio svanisce.

Era la stessa persona vista qualche giorno prima.

Vi è mai capitato di imbattervi in un volto sconosciuto per poi riconoscerlo ogni qualvolta lo incontriate?

E dopo una prima volta – come per magia – continuare a notarlo sempre e ovunque?

A noi designer accade spesso, con le persone e non solo, sulla scorta di una sorta di micronevrosi che è propria di quelle innocue ma pervasive psicopatologie del quotidiano. Queste infatti si affondano in una dimensione biologica, in una analisi critica degli elementi afferenti al nostro habitat, al nostro ordinario scenario di vita, perpetuati in qualità di addetti ai lavori. Succede con la musica, con le pubblicità e, da qualche tempo, anche con il design. Dall’arredamento alle copertine dei libri, dall’abbigliamento alle scene dei film, dal parrucchiere al ristorante, il design ci perseguita!

 

Si diffonde e s’intreccia con la nostra vita, come fosse una pervasiva pianta infestante. L’accadimento degli episodi citati prima, ricorrenti e reiteranti, sono dovuti al fatto che il design non si limita a produrre le sue azioni concrete nella vita reale, in un unico campo di applicazione, ma tracima in contesti in cui il suo approccio di metodo si rivela estremamente efficace, benefico, persino salvifico.

Con il diffondersi della recente pandemia che ha messo in ginocchio il pianeta, il design è stato chiamato a generare dei processi atti a progettare l’emergenza e creare dei dispositivi terapeutici preziosi e indispensabili.

L’Health & Therapy design è infatti uno degli svariati settori in cui si articola il Product design, tra i quali il Web design, il Graphic design, il Fashion design, l’Interior design, il Furniture design, l’Automotive design, lo Yachting design, l’Innovation design, l’Advanced design, il Game & Videogame design e, le innumerevoli declinazioni connesse ai materiali in uso del settore di applicazione, come il Marble design, il Textile design

Ciò vuol dire che una funzione propria di questa disciplina è quella di rispondere in maniera soddisfacente, alle innumerevoli esigenze connesse al nostro modus vivendi, ed è proprio in ragione di tali necessità che essa opera in una moltitudine di ambiti.

La disciplina del Design è oggi riconosciuta in ambito internazionale, quale insostituibile traiettoria, per poter meglio interpretare e tradurre, quelle che sono le dinamiche complesse dello scenario urbano, facendole convivere con le reali, concrete, ed a volte feroci, esigenze di tutta la comunità umana.

 

Dobbiamo tuttavia prendere atto che tale concetto di “persecuzione”, non provoca affatto un effetto negativo, registriamo piuttosto l’emersione di una sorta di malia d’amore verso di esso. Un amore vibrante e imperituro che, via via, ci spinge e costringe a saperne di più, a osservare ogni singolo dettaglio del vasto territorio senza confini che ci viene offerto dalla rete.

Non a caso, Achille Castiglioni, architetto e designer iconico della seconda metà del Novecento, affermava: “Se non siete curiosi, lasciate perdere. Se non vi interessano gli altri, ciò che fanno e come agiscono, allora quello del designer non è un mestiere per voi”.

Ecco perché la curiosità è una risorsa infinita e fondamentale, uno straordinario propellente per chi opera con la disciplina del design, a ogni livello e in ogni ambito applicativo, perché consente di analizzare, interpretare e costruire nuovi scenari di vita.

Perché, come avrete ben capito, il design ci perseguita!

 

 Co-autrice dell’articolo MariaCarmela Scrudato

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