Il brindisi del Vulcano

Clara Minissale

A rendere davvero grandi questi vini, concorrono alcuni fattori: i terreni di origine vulcanica, l’età delle viti e le grandi escursioni termiche

I vini dell’Etna piacciono sempre di più e a trainare in alto il trend di crescita sono soprattutto i bianchi e i rosati. È quanto emerge dall’analisi del Consorzio Tutela Vini Etna Doc, nato nel 1994, per valorizzare e proteggere le produzioni dei vini d’A Muntagna e il loro territorio. Il Consorzio fa il punto della situazione di metà anno che mette in evidenza il costante aumento dell’attenzione dei consumatori verso questi vini.

 

I dati attestano l’ottimo stato di salute della denominazione – commenta Francesco Cambria, presidente del Consorzio Tutela Vini Etna DOC – e superano quanto di buono avevamo già fatto l’anno scorso, quando avevamo raggiunte le stesse performance del 2019, lasciandoci definitivamente alle spalle le difficoltà del periodo più duro della pandemia”.

Del resto i numeri parlano chiaro. Sono state 3.293.388 le bottiglie prodotte a marchio Etna Doc nel primo semestre del 2022, pari a un imbottigliato di 24.700 ettolitri, con un incremento del 30 per cento rispetto allo stesso periodo di riferimento nel 2021, quando i dati della prima parte dell’anno certificavano una produzione di 2.516.704 di bottiglie, equivalente a 18.875 ettolitri.

Analizzando le singole tipologie, a spiccare è il balzo in avanti dell’Etna Bianco Doc con un più 37 percento che conferma il grande favore che il Carricante, varietà autoctona che ha trovato nel versante est la sua culla di elezione, sta incontrando grazie alle sue caratteristiche di freschezza e ricchezza olfattiva.

 

Bene anche l’Etna Rosato Doc con un più 50,3 per cento, con un Nerello Mascalese dalla grande personalità, che certifica la costante crescita di una tipologia cha si sta ritagliando un ruolo sempre più da protagonista nelle preferenze dei consumatori.

 

La tipologia più imbottigliata, invece, si conferma, come sempre, l’Etna Rosso Doc, che nei primi sei mesi del 2022 ha raggiunto quasi 1,5 milioni di bottiglie facendo segnare una crescita del 27 per cento rispetto al 2021. “Da non sottovalutare la tipologia Spumante – continua Francesco Cambria – che ora prevede la presenza del Nerello Mascalese almeno per l’80 per cento e che, sebbene sia ancora una nicchia, ha margini di crescita davvero interessanti e dai quali ci aspettiamo molto nella seconda metà dell’anno”.

 

Oggi, a rendere davvero grandi questi vini, concorrono alcuni fattori: i terreni di origine vulcanica, a volte ciottolosi e ghiaiosi, a volte sabbiosi, l’età delle viti e le grandi escursioni termiche, che arrivano anche a 25/30 gradi tra il giorno e la notte. Qui troviamo alcuni dei vigneti più vecchi coltivati in Italia, addirittura più che centenari e ancora a piede franco e l’alberello etneo arrampicato su tutto il monte con l’aiuto delle terrazze nere di pietra lavica è la forma di allevamento più usata.

 

Mentre si archiviano i dati del primo semestre, si pensa già alla prossima vendemmia. “Pensiamo di poter affermare con ragionevole certezza – spiega Maurizio Lunettadirettore del Consorzio Tutela Etna Docche ci siano tutte le premesse per un’annata di ottima qualità. L’inverno, sostanzialmente mite, ha lasciato spazio a una primavera priva di gelate tardive. A maggio e giugno le piogge hanno consentito di mitigare gli effetti della siccità – prosegue –. Per ora le temperature estive, sebbene con ondate di calore sempre più frequenti, hanno valori che non hanno danneggiato lo sviluppo vegetativo della vite. Naturalmente, come sempre, saranno poi gli ultimi mesi di settembre e ottobre a fare la differenza”.

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