Borghi, l’antica dimensione che piace sempre di più

Salvatore Bartolotta

Il turismo di prossimità a basso impatto ambientale ha consentito in questi anni di pandemia di riscoprire i paesi siciliani che sino a poco tempo fa restavano tagliati fuori dai consueti itinerari

Il turismo dei borghi è diventato in Sicilia il terzo segmento del settore, dopo quello balneare e culturale. Una trasformazione della domanda che segna il passaggio dal turismo di massa a un turismo dell’esperienza, relazionale, basato sulla conoscenza, l’interazione, il confronto, e finalizzato a un maggior arricchimento della propria identità.

 

I giovani del terzo millennio che nutrono amore per la propria terra e che sentono il legame con le tradizioni e con i valori ancora conservati nei nostri borghi, ora più che mai hanno la possibilità di ri-abitare la montagna e di conseguenza aiutarci a scongiurare il rischio di emorragia da spopolamento.

 

Il grande etnografo siciliano Giuseppe Pitrè scrisse: “Il passato è morto ma ci accompagna dalla culla alla bara, nei riti e nelle tradizioni, dappertutto vive e parla”.

Cresce inoltre il numero di persone che vedono nei borghi siciliani l’ambiente per sperimentare nuovi stili di vita e di lavoro, e grazie alle più avanzate tecnologie (fibra ottica e metanizzazione) si è ridotto sostanzialmente il divario con le aree metropolitane.

 

In questi ultimi due anni, a causa della pandemia, abbiamo vissuto delle restrizioni importanti, l’essere rinchiusi in abitazioni di pochi metri quadrati come gli appartamenti dei condomini, ha fatto comprendere che vivere in maniere frenetica non ha senso e che la fonte vitale sulla quale si basano le civili convivenze umane sono gli spazi e i valori che noi dei borghi giornalmente viviamo e coltiviamo.

 

In Sicilia una concreta alternativa alle grandi città rumorose e congestionate dal traffico è rappresentata proprio dai borghi in cui il tempo scorre lentamente. In queste oasi di pace con valli incontaminate, sentieri di montagna e aria buona, è possibile gustare prelibatezze della cucina tradizionale, godere una vacanza a vocazione ambientale e culturale, che privilegia soggiorni in agriturismo, in residenze di campagna, in b&b o in alberghi diffusi.

 

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