Palermo riunisce sessanta maestri gelatieri da cinque continenti. Con il CNR-IBE e la Massey University il gelato artigianale diventa materia di ricerca, e la città il posto dove raccontarlo.
C’è un modo di raccontare l’Italia nel mondo che non passa dai monumenti né dalle bandiere, ma da una coppetta tenuta in mano in un pomeriggio qualunque, a Melbourne come a Buenos Aires, a Taipei come a Stoccarda. Il gelato è una delle forme più quotidiane, e per questo più potenti, con cui il sapere italiano ha attraversato i confini: viaggia nelle valigie di chi è partito, si trasmette nei laboratori di famiglia, si adatta agli ingredienti dei luoghi in cui mette radici senza smettere di riconoscersi. È un mestiere, ma è anche una memoria. E come ogni memoria, per restare viva ha bisogno di tornare, di tanto in tanto, al punto da cui è partita.
Dal 13 al 16 novembre 2026 quel punto è Palermo. Sherbeth Festival arriva alla sua diciottesima edizione e riunisce sessanta maestri gelatieri provenienti dai cinque continenti, insieme a chef, ricercatori, giornalisti, autori e professionisti della filiera. Gli organizzatori la definiscono l’edizione del cambio di passo, e non è una formula di circostanza: con il nuovo posizionamento Contemporary Artisanal Gelato, il festival prova a dire che cosa sia oggi il gelato artigianale, tenendo insieme competenza tecnica, responsabilità produttiva, ricerca scientifica e nuove forme di consumo.
Un siciliano a Parigi
Per capire perché proprio la Sicilia, bisogna tornare indietro di quasi tre secoli e mezzo. Il premio che chiude il festival porta il nome di Francesco Procopio Cutò, il siciliano che a Parigi, alla fine del Seicento, aprì il Café Procope e contribuì a far conoscere il gelato in Europa. È una storia di emigrazione prima ancora che di gastronomia: un uomo che parte, porta con sé una tecnica e un gusto, e li fa diventare parte di un’altra città. Il sapere artigianale italiano, in fondo, si è sempre mosso così, attraverso persone che hanno trasformato un’arte di casa in un’impresa altrove.
Sherbeth raccoglie quell’eredità e la rovescia: non è più il gelatiere a partire, ma il mondo a tornare. I sessanta professionisti in arrivo a Palermo interpretano la tradizione italiana attraverso le materie prime e le sensibilità dei territori in cui lavorano, e portano al festival le evoluzioni che quella tradizione ha conosciuto lontano dall’Italia. È un confronto, non una celebrazione nostalgica: la radice si misura con ciò che è cresciuto altrove, e da quel confronto nasce una cultura italiana contemporanea del gelato.
Diciotto edizioni, un milione e ottocentomila visitatori
Il festival è nato a Cefalù nel 2007 ed è approdato a Palermo nel 2015. Secondo i dati raccolti dall’organizzazione, le prime diciassette edizioni hanno totalizzato 1.800.000 visitatori, 2.350 maestri gelatieri coinvolti, 227.000 chilogrammi di gelato artigianale, 10.500.000 degustazioni e 500 giornalisti. Numeri che raccontano una comunità più che un evento: un luogo di incontro tra generazioni, scuole e culture produttive diverse, che ogni anno si ritrova per assaggiare, ma anche per discutere, imparare e mettersi alla prova.
La formula è quella che rende Sherbeth riconoscibile: selezione dei professionisti, produzione artigianale, incontro con il pubblico, divulgazione e competizione convivono nella stessa esperienza. Il gelato si assaggia, ma se ne può conoscere la lavorazione, comprenderne gli ingredienti, incontrare chi lo realizza.
Dal laboratorio alla ricerca
La novità più rilevante di quest’anno è il Programma Scientifico Internazionale. Prende avvio dalla collaborazione con il CNR-IBE, l’Istituto per la Bioeconomia del Consiglio Nazionale delle Ricerche, attraverso il progetto PROGEAS – Promozione del Gelato Artigianale Sherbeth, e si allarga con un Memorandum of Understanding firmato con la Massey University della Nuova Zelanda. Analisi sensoriale, nutrizione, qualità e sicurezza alimentare, sostenibilità, innovazione tecnologica, comportamento del consumatore e valorizzazione delle materie prime sono gli ambiti su cui costruire ricerca applicata, formazione e divulgazione.
Vi lavorano Stefano Predieri e Massimiliano Magli del CNR-IBE e Amanda Dupas de Matos, Senior Research Officer del FEAST – Food Experience and Sensory Testing Laboratory della Massey University. L’obiettivo è mettere in relazione conoscenza scientifica ed esperienza di laboratorio, perché il gelato contemporaneo prende forma proprio lì: nella scelta delle materie prime, nella comprensione delle loro caratteristiche, nell’equilibrio delle ricette, nella capacità di immaginare nuovi impieghi gastronomici. C’è qualcosa di significativo nel fatto che un sapere nato in Sicilia trovi oggi uno dei suoi interlocutori scientifici dall’altra parte del pianeta: la distanza, ancora una volta, diventa ponte.
A custodire la coerenza del percorso è il Direttivo Tecnico, composto da Arnaldo Conforto, Giovanna Musumeci, Vittorio Pasquetti e Ruben Pili. Seleziona i maestri gelatieri e accompagna il lavoro tecnico del festival e del concorso, ma la sua è anche una responsabilità culturale: mantenere riconoscibili i principi dell’artigianalità, il rispetto delle materie prime, il valore delle competenze. Una funzione di garanzia, nello spirito dei probiviri, per una comunità che cresce e ha bisogno di punti fermi.
Quattro giorni, una città
Il cuore del programma culturale sarà l’Officina Culturale in Piazza Verdi, davanti al Teatro Massimo. Venerdì 13 novembre l’apertura, alle 10.30, è dedicata alla nuova visione del gelato artigianale; seguono incontri sul rapporto tra territorio e racconto, con Viviana Buscemi, Helena Attlee, Fabrizia Lanza e Francesco Fisotti, e su come giornalisti e autori internazionali raccontano la cucina italiana, con Faith Willinger, Vanja van der Leeden, Erica Firpo e altri ospiti. In serata si parla di lavoro, legalità e inclusione, con Cotti in Fragranza tra i protagonisti, e si ripercorrono le “Storie di Gelato” da Procopio Cutò a Luca Caviezel.
Sabato 14 è la giornata delle contaminazioni: il gelato incontra la mixology, l’impresa, l’alta cucina con Paolo Griffa e Gian Paolo Capaldo, e la chimica con Davide Cassi, Stefano Guizzetti e Arnaldo Conforto. Domenica 15 si discute del gelato come patrimonio della cucina italiana, della filiera del futuro e dei modelli agricoli rigenerativi, e si presenta il manifesto “Contemporary Artisanal Gelato: la rivoluzione possibile”. Alle 17.00 “Gelato senza confini”, con Gianni Riotta, Francesca Cavallo, Sylvia Chao e Giovanna Musumeci, affronta geopolitica, mercati e cultura gastronomica, accompagnato da una degustazione della stessa Sylvia Chao, vincitrice del Premio Procopio Cutò 2025.
Lunedì 16 novembre, dalle 10.00, va in scena il Concorso Internazionale Francesco Procopio Cutò. La giuria tecnica è presieduta da Amanda Dupas de Matos, con Sylvia Chao presidente onoraria, affiancate da Stefano Predieri, Massimiliano Magli, Stella Lignou e Maya Warren; quella critica riunisce Bruno Petronilli, Erica Firpo, Pina Sozio ed Eleonora Cozzella. La premiazione è il cuore della Notte del Gelato, che quest’anno approda al Teatro Politeama Garibaldi alle 20.30, condotta da Maddalena Fossati e Danilo Poggio.
Accanto agli incontri ci sono degustazioni, visite alla fabbrica del gelato e tour guidati per bambini, adulti e giornalisti. Sherbeth Young, il laboratorio didattico curato dal maestro Angelo Grasso, avvicina i più piccoli alla cultura del gelato artigianale, mentre la mostra fotografica “Sorbetti, granite e dintorni (Luca Caviezel)”, a cura di Salvatore Farina, offre un percorso tra memoria e conoscenza. Martedì 17, a festival concluso, un ultimo appuntamento di formazione e degustazione dei gusti in concorso con Marlena Buscemi, Arnaldo Conforto e la giuria tecnica.
Tornare per ripartire
Palermo è il luogo giusto per tutto questo perché la sua gastronomia è essa stessa un racconto di incontri, scambi e contaminazioni stratificati nei secoli. Il festival diventa così un motivo di viaggio e un modo per conoscere la città attraverso le persone, le produzioni e la sua cultura dell’ospitalità, dalla piazza del Massimo al palcoscenico del Politeama.
Ma il senso più profondo di Sherbeth sta forse in quel movimento circolare che la storia di Procopio Cutò rende evidente. Un siciliano partì per Parigi portando con sé un sapere; oggi il mondo torna in Sicilia portando con sé ciò che quel sapere è diventato. Ogni maestro gelatiere che arriva a Palermo da un altro continente è, a suo modo, un discendente di quella partenza. E il gelato, che si scioglie in pochi minuti, si rivela una delle radici più tenaci che l’Italia abbia mai piantato nel mondo.
Sherbeth Festival – Contemporary Artisanal Gelato
18ª edizione | Palermo, 13–16 novembre 2026
Officina Culturale, Piazza Verdi (Teatro Massimo) · Notte del Gelato: Teatro Politeama Garibaldi, lunedì 16 novembre, ore 20.30





