Custodire l’amore: Felice Liotti e la memoria viva di Rosa Balistreri

Felice Liotti racconta Rosa Balistreri: la memoria viva custodita nel Fondo Liotti

In occasione del centenario della nascita di Rosa Balistreri (1927-2027), il progetto CENT’ANNI inaugura una serie di podcast dedicati alla vita, all’opera e all’eredità della più grande interprete della musica popolare siciliana.

Il primo episodio è dedicato a Felice Liotti, amico fraterno di Rosa Balistreri e custode del Fondo Liotti, uno dei più importanti archivi dedicati all’artista. Per oltre trentacinque anni Liotti ha conservato registrazioni inedite, documenti, fotografie, poesie, dischi e testimonianze che oggi rappresentano un patrimonio culturale di straordinario valore, recentemente affidato alla Fondazione il Made in Sicily affinché possa essere studiato, valorizzato e restituito al pubblico.

In questa lunga conversazione emerge una Rosa Balistreri lontana dalla leggenda e vicina alla sua dimensione più umana: la donna, l’amica, l’artista che negli ultimi anni della sua vita conobbe anche la solitudine e l’abbandono, senza mai perdere la forza della propria voce.

Felice Liotti racconta episodi inediti, ricordi personali e il significato di materiali fondamentali come Quannu Moru e Rosa Canta e Cunta, due opere che senza il suo lavoro di conservazione rischiavano di andare perdute. Il suo racconto permette di comprendere non soltanto chi fosse Rosa Balistreri, ma anche perché la sua figura continui ancora oggi a rappresentare la coscienza più autentica della Sicilia.

Quello che segue è un estratto dell’episodio. Qui il link al video.

Nel 2027 Rosa Balistreri avrebbe compiuto cento anni. A questa ricorrenza Pirati Podcast dedica un viaggio narrativo che parte da una domanda semplice e decisiva: chi custodisce davvero la memoria di un’artista quando il tempo passa, i testimoni scompaiono e il mito rischia di diventare solo celebrazione?

Il primo incontro è con Felice Liotti, amico di Rosa Balistreri negli ultimi anni della sua vita e custode, per oltre trentacinque anni dopo la sua morte, di un patrimonio fatto di registrazioni, documenti, dischi, ricordi e oggetti. Ma soprattutto di una promessa.

Liotti racconta che negli ultimi anni Rosa era stata progressivamente isolata. Oggi è riconosciuta come “la voce della Sicilia”, cantata, citata, celebrata. Ma alla fine degli anni Settanta e negli anni Ottanta, secondo il suo ricordo, molti avevano smesso di cercarla. Teatri, organizzatori, ambienti politici e culturali che un tempo l’avevano sostenuta sembravano non avere più spazio per lei. Rosa, dice Liotti, morì prima nell’anima: ferita dall’abbandono, dalla solitudine, dalla sensazione di non servire più.

Il giorno della sua morte, davanti alla casa dell’amica, Liotti fece un giuramento: avrebbe fatto tutto ciò che poteva per farla “risorgere”. Non in senso retorico, ma concreto. Salvare i materiali, far circolare la sua voce, impedire che l’oblio si mangiasse una delle figure più potenti della cultura siciliana del Novecento.

La loro amicizia era nata da un gesto di generosità. Liotti ricorda quando chiese a Rosa di andare a trovare sua madre malata, che desiderava conoscerla. Rosa non esitò: arrivò con la chitarra, si sedette accanto al letto e iniziò a cantare con lei antiche canzoni siciliane. Per Liotti fu una rivelazione. Non solo l’artista, ma la persona: una donna capace di entrare nel dolore degli altri senza difese, senza posa, senza calcolo.

Da lì nacque un legame profondo. Rosa gli affidava dischi, copie, registrazioni. Gli chiedeva di riprodurre materiali che poi regalava agli amici. In quel gesto c’era già una forma di archivio spontaneo, una memoria domestica e affettiva che anni dopo sarebbe diventata preziosa. Molti dei materiali conservati da Liotti oggi fanno parte del Fondo Liotti, un patrimonio donato perché possa essere studiato, ordinato, esposto e restituito alla comunità.

Nel racconto emerge anche una delle ultime immagini luminose di Rosa: una serata di Capodanno, poco prima della morte, in cui Liotti riuscì a farla esibire in un ristorante. Cantò fino al mattino. Chi la vide quella notte la ricorda raggiante, come se il palco, il pubblico e la musica le avessero restituito per qualche ora ciò che le era stato tolto.

Tra i materiali più importanti custoditi da Liotti ci sono registrazioni rare e inedite, alcune confluite nel disco Rari e inediti, diventato nel tempo un oggetto quasi leggendario per chi ama Rosa Balistreri. Tra questi brani spicca Quando moro, registrazione che assume il valore di un testamento artistico. Una voce che parla della morte, ma anche della permanenza: ciò che resta quando il corpo scompare è la voce, il segno, l’amore di chi continua a ricordare.

Il podcast collega questa memoria privata a una dimensione pubblica più ampia. Rosa Balistreri non è soltanto una cantante siciliana: è una figura che attraversa la storia sociale dell’isola, la violenza subita dalle donne, l’emigrazione, la povertà, la dignità degli ultimi. La sua biografia è segnata da ferite profonde: un matrimonio imposto giovanissima, la violenza domestica, il carcere, la fuga, il lavoro umile, l’approdo a Firenze. Ed è proprio lontano dalla Sicilia che Rosa diventa pienamente voce della Sicilia.

Questa apparente contraddizione è uno dei nuclei più forti del racconto. Rosa diventa simbolo della sua terra proprio quando ne è distante. Come molti siciliani e italiani emigrati, trova fuori casa la possibilità di dare forma alla propria identità. La sua voce diventa allora non nostalgia, ma coscienza: una lingua che porta nel mondo dolore, rabbia, ironia, ribellione e appartenenza.

Nel dialogo si parla anche dei progetti per il centenario del 2027: una possibile moneta commemorativa da due euro dedicata a Rosa Balistreri, un’esposizione permanente del Fondo Liotti, iniziative culturali capaci di restituire alla cantante il posto che merita nella memoria nazionale e internazionale. Non si tratta solo di celebrare un’artista, ma di riconoscere ciò che ha rappresentato: una donna che ha sfidato le regole del suo tempo, che non ha abbassato la testa, che ha trasformato la propria vita in canto collettivo.

Il titolo dell’episodio, Custodire l’amore, trova così il suo senso più pieno. L’amore di Liotti per Rosa non è possesso, nostalgia o culto privato. È responsabilità. È il lavoro paziente di chi raccoglie, conserva, insiste, anche quando nessuno ascolta. È la fedeltà a una promessa fatta davanti alla morte e mantenuta per decenni.

Rosa Balistreri, morta nel 1990, continua a entrare nella vita di persone che non l’hanno mai conosciuta. Questo è forse il segno più chiaro della sua forza. La sua voce non appartiene più soltanto a chi l’ha vista cantare: appartiene a chi oggi la scopre, la studia, la canta, la porta altrove.

E se esiste un modo giusto per prepararsi ai suoi cento anni, forse è proprio questo: non trasformarla in monumento immobile, ma continuare a farla parlare. Con le sue contraddizioni, la sua ferocia, la sua dolcezza, la sua scomodità. Con quella voce che, come dice il podcast, resta. Anche quando tutto il resto sembra andare via.

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