Susana Revilla Ibáñez, arte tra sentimento e libertà

Roberta Puglisi

L’artista ha vissuto una fase pittorica nuova, influenzata dalla sua malattia, combattuta con estrema determinazione. “Sono felice di salire sulla barca di made in Sicily”

È un’artista di talento, con un talento innato.  La sua arte è intuitiva, sperimentale ed esteticamente le sue forme sono astratte, i soggetti a volte enigmatici. Susana Revilla Ibáñez, ama le tinte forti, è spagnola di Burgos, città medievale, famosa per la sua magnifica cattedrale gotica, nucleo culturale della Castilla y León, tappa del Camino di Santiago, una passione per la Sicilia, ha iniziato a dipingere all’età di tre anni, oggi le sue invenzioni pittoriche sono piccoli capolavori, i colori scoppiano in una combinazione di segni astratti, e nelle sue forme sono riconoscibili paesaggi, ritratti e fiori.  

 

Dove si presenta è una festa d’arte, e adesso, il nostro Magazine “Made in Sicily” si fregerà delle sue illustrazioni a corredo degli articoli che raccontano il Mediterraneo, luogo privilegiato per la pittura, mito per l’arte.  

L’olio su tela è la tecnica dominante nelle opere pittoriche di Susana Revilla Ibáñez, ma le sue mani spennellano anche l’acrilico, perchè come dice la pittrice: “In relazione ai temi mi piace la diversità per sentirmi completa, in una logica di bellezza immutabile”.

 

Aperta e ricettiva ai nuovi impulsi, l’ispirazione è la fonte sgorgante del suo lavoro artistico, mai forzata, sempre assecondata da quello che le cattura l’attenzione, che sia una speciale combinazione di colori o una forma interessante di una pianta, di un fiore, di una cascata di acqua o di un ritratto, se particolarmente affascinata dal soggetto, in sostanza tutto quello che le solletica la sua genialità, quell’interesse artistico che è sempre stato lì, esploso come i giochi d’artificio quando davanti ai suoi occhi si spalancarono  le porte del museo del Prado di Madrid, uno dei musei più grandi e importanti, non solo in Spagna ma anche in tutta l’Europa, con la più grande collezione al mondo di dipinti e sculture spagnole dall’XI al XVIII secolo. 

 

Susana Revilla Ibáñez aveva dieci anni, quando rimase folgorata davanti a quelle opere dei più grandi maestri italiani, fiamminghi, tedeschi, olandesi e francesi, un momento in cui ha compreso che tutto stava cambiando, che il suo interesse per il concetto artistico era prepotente e che qualcosa nella sua anima e nel suo spirito si era mosso, come uno tsunami, come la stessa artista ama definire il suo tumulto creativo. L’idea dell’immagine, la composizione, la tecnica, la qualità dell’esecuzione del suo lavoro, trovano nell’armonia dei suoi colori, la completezza del suo genio.

 

Una fase pittorica nuova, quella di Susana Revilla Ibáñez, influenzata, in questi ultimi anni, dalla sua malattia combattuta con estrema determinazione, che evidenzia la creazione di opere definite da elementi visivi fortemente accentuati, con una luce e un colore con un tocco drammatico, di forte intensità espressiva e di chiarezza tecnica, una nuova forza che le ha permesso di tuffarsi nelle tele, nuotando nell’olio e negli acrilici dai toni dissolventi del blu, del verde e del rosso, cromie particolarmente amate da Susana, che l’hanno aiutata ad allontanarsi dalla vita quotidiana, precedentemente dominata dalla malattia, identificandosi sempre di più nell’Impressionismo, abbandonando l’idea di catturare un momento idealizzato nel tempo e raffigurando invece un’esperienza letterale e autentica.

 

Susana, hai scelto di essere un’artista?

Non puoi scegliere di essere un’artista. Ci vuole un talento innato e una forte dipendenza dall’arte. La mia passione per la pittura nasce durante la mia infanzia, avevo tre anni. Il disegno di un campo di calcio suscitò l’attenzione della mia insegnante, tanto che convocò mia madre per incoraggiare la mia predisposizione creativa. A scuola studiavo poco ma dipingevo tanto, era un rifugio, una panacea per la mia timidezza e riservatezza.

 

Il tempo è passato, oggi da dove trai ispirazione?

Mi ispiro al bello, ma anche a tutto ciò che si nasconde dietro un sorriso con gli occhi tristi. Lottare contro il cancro è stato difficile, la pittura è stata il mio rifugio, la mia salvezza, la malattia ha fermato il tempo, quel vortice di lavoro in cui ero immersa, quel mondo sfrenato di una vita senza sosta, in cui credi che l’esistenza sia quella. Il silenzio e la riflessione si sono stabilizzati nel mio quotidiano, la malattia ha accentuato la mia sensibilità, molte volte ho pianto davanti alla tela.

 

C’è stato un momento in cui hai notato che tutto si stava modificando, che il tuo interesse per il concetto artistico stava cambiando?

La mia malattia è stata decisiva per la consapevolezza del mio percorso, credo e sento di essere nata per dipingere, e questo mi rende davvero felice nella vita.  Quando trovi la tua strada tutto il resto non ha importanza, mi sono riunita con la mia vera essenza, nel momento in cui ne avevo più bisogno. Curioso.

 

Cos’è per te una buona arte? 

La buona arte è sentimento, emozione, colore, libertà, amore, sacrificio e umiltà.

 

Quali sono i tuoi modelli?

Ho sempre trovato molto stimolanti i capolavori dei grandi pittori spagnoli, Goya, Velázquez, Murillo, e dei pittori impressionisti Monet, Renoir, così come la pittura naif e barocca, Vermeer lo amo.

 

Quali sono i tuoi progetti artistici? 
Penso che sia meraviglioso non smettere mai di assimilare l’arte. Imparare qualcosa di nuovo ogni giorno è sicuramente uno dei miei piani.

 

Ami la Sicilia, per ragioni personali non vieni da qualche anno, però sembra che tu sia legata con un filo rosso a questa Isola. Abbiamo l’onore di avere le tue raffigurazioni nel nostro “Made in Sicily”, cosa ti affascina di questa terra?

 

Questa terra mi incanta per la sua cultura, per i suoi colori e per le forti contraddizioni che sono tanto evidenti quanto affascinanti. Ogni volta che ritorno a Burgos, dopo avere respirato la Sicilia, mi arricchisco di nuova linfa artistica. Ho letto il libro” Odissea siciliana” di Francine Prose, mi piacerebbe rispondere a questa domanda con una sua frase, che incarna il mio dire:

 

“E’ facile essere felici in Sicilia, ma è un’operazione che richiede un adattamento biologico oltre che culturale: bisogna imparare a vivere il tempo alla maniera siciliana”. E io ho imparato questa maniera di vivere felicemente il tempo, passeggiando con una brioche con il gelato in mano, perdendomi nella storia che porta verso i Quattro Canti, il cuore di Palermo. Sono felice di salire sulla barca di “Made in Sicily”, molliamo le cime…

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