Riccardo Di Stefano presidente del futuro

Alessandra Galioto

Il nuovo leader dei giovani di Confindustria spiega le linee programmatiche della sua presidenza: legalità, formazione continua, competitività

La voglia di fare impresa l’ha sempre avuta nel sangue. Palermitano, classe 1986, Riccardo Di Stefano è il primo presidente Confindustria giovani siciliano, in carica fino a novembre 2024, un esempio di dedizione allo studio, lavoro, sacrificio e tenacia che lo ha portato al vertice dell’ associazione di categoria degli industriali.

 

Di Stefano intraprende la carriera da “Giovane Imprenditore” dopo un percorso di studi classici, una laurea in Giurisprudenza e un dottorato di Ricerca in Economia civile.
Inizia il suo percorso professionale nel settore della formazione internazionale, nel 2012 comincia poi a lavorare nelle attività di famiglia, impegnato nel settore della valorizzazione immobiliare e nell’efficienza energetica.

 

Grazie al confronto con il Movimento dei Giovani Imprenditori, decide di fondare una propria attività. Approda in Confindustria Palermo poi nel 2017 diventa vice Presidente nazionale nella squadra del presidente Alessio Rossi per il triennio 2017-2020, dove si occupa dei progetti di Education, Capitale Umano, e Formazione Interna, come GI Academy e AltaScuola per Giovani Imprenditori. “Fin da piccolo ho voluto fare l’imprenditore – spiega- e ho trovato nei giovani di Confindustria un entusiasmante rete orizzontale di scambio di esperienze. Oggi guardo sempre di più a progetti di It che credo sia il trend del prossimo futuro”.

 

Di Stefano, papà di una bimba e marito di una giovane imprenditrice, si divide tra Roma e l’Umbria. E’ ritornato nella sua città per portare il convegno “Med in Italy”, una giornata di dibattito e confronto per conoscere e approfondire i trend che accomunano i paesi del Mediterraneo dopo due anni di pandemia. “In un momento così complesso per l’economia globale e soprattutto per quella europea – spiega – riscoprire la centralità dell’Italia nel bacino del Mediterraneo ci dà delle opportunità e sfide ed essere in Sicilia qui oggi ha proprio questo significato: ripartire dalle nostre eccellenze, da una maggiore attenzione e resilienza delle nostre catene internazionali del valore.

 

Dico sempre che è un momento da un lato molto complesso e i dati sull’economia lo dimostrano ma che cela comunque grande una opportunità per gli imprenditori che vogliono investire e innovare. Fare impresa in Sicilia è difficile perché lottiamo contro una burocrazia purtroppo ancora troppo lenta e naturalmente c’è il tema della legalità su cui dobbiamo sempre prestare attenzione. Lo dico con la consapevolezza di celebrare il trentennale nei prossimi giorni di due eroi del nostro tempo, eroi della nostra terra. Però non possiamo non guardare alle immense opportunità che derivano dall’industria culturale e monumentale, dal turismo, dall’enogastronomia, dalla filiera della sostenibilità.

 

Approfittiamo di questo momento per ridisegnare la mappa delle nostre priorità. Probabilmente un anno fa non avremmo detto che una di queste potesse essere l’approvvigionamento del gas. Oggi lo è e questa congiuntura, che è un’emergenza pressante, dobbiamo affrontarla non soltanto con azioni tampone ma dobbiamo sforzarci di fare azioni coraggiose, forti e strutturali. Il bonus da duecento euro è esattamente ciò che non dobbiamo più fare, abituare a delle piccole elemosine di Stato. Così come sull’energia lo shock energetico va affrontato nel breve con un cap anche a livello italiano e stimolando una riforma del mercato europeo dell’energia per diventare una vera centrale unica di acquisti. Il tema delle rinnovabili è caro ai nostri imprenditori che purtroppo vedono restare al palo i progetti di investimento. È sbagliato dire che servano investimenti pubblici per le rinnovabili, serve invece una grande capacità di progettazione e snellimento delle autorizzazioni”.

 

I Giovani Imprenditori sono fortemente preoccupati per il tema del debito pubblico: “In questi anni ci hanno abituato a fare deficit, a sforare per la situazione emergenziale ma adesso è una zavorra intergenerazionale fortissima. Il debito va aggredito ed eroso – spiega Di Stefano – abbiamo 900 miliardi di spesa pubblica che va efficientata. Oggi con il PNRR che è un’occasione che non può essere persa per fare quel detto buono e abbiamo l’obbligo è anche un po’ la rabbia nel segnalare che il debito di oggi graverà su giovani donne e precari che sono le categorie più colpite a cui voglio aggiungere la manifattura che dobbiamo mettere in sicurezza e preservare come patrimonio collettivo. E’ grazie all’industria italiana che siamo usciti dal tunnel”.

 

Il Pnrr è forse l’ultima chiamata e la decisione dell’Europa di consentire l’utilizzo di parte delle risorse è già una buona notizia perché ci permette di affrontare questa crisi.

 

“Però il Pnrr non è fatto solo di investimenti pubblici difficili da realizzare e da mettere a terra ma è fatto di riforme. È il momento del riformismo competitivo che auspicavamo per il governo Draghi che vediamo invece molto rallentato se non arenato. Sono molto contento del monito forte lanciato dal premier ai partiti sulla riforma della concorrenza che è una cosa che chiedevamo da un anno, è arrivato un forte richiamo alla responsabilità e speriamo che non sia troppo tardi”.

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