Mura. La scrittrice che sfidò Mussolini

Fiorella Friscia

Pubblicato da Marsilio nella collana Gli specchi il romanzo racconta l’Italia degli anni ’30 e le vicende private e professionali di Maria Assunta Volpi Nannipieri, in arte Mura, la donna carismatica che ha rivoluzionato la letteratura femminile. Un’artista libera e politicamente scorretta

Donne che scrivevano…

 

Mura, Liala, Carolina Invernizio, con i loro seguitissimi romanzi schiudevano visuali sul complesso panorama interiore al femminile. Donne con differenti caratteristiche legate alla propria estrazione sociale, alle personali e originali formule letterarie, si affermavano in un mondo dove solitario e apodittico imperava con tutto il suo truculento ed estrogenico virilismo guerriero, il verbo mascolino, unica mediazione tra famiglia e società .

 

Erano le regine del filone denominato romanzi rosa, innocente passatempo delle signorine perbene, ma capace di illuminare con luci soffuse orizzonti ribollenti di umanissime tensioni di donne il cui teorema esistenziale rifletteva all’apparenza il credo familiare dominante, ma in verità esprimeva con una sottile malizia criptica atteggiamenti recalcitranti rispetto lo schematico, disciplinato spettacolo del sistema sociale declinato al maschile .

 

Narrazioni e storie accettate come piccole trasgressioni, talora debordavano e i confortevoli “modelli” tacitamente condivisi, venivano con imprudenza intollerabile squadernati e tutta l’energia femminile vitale, incontrollabile e potente emergeva con grande imbarazzo per il “potere” .

 

Nei romanzi di Mura capitava con preoccupante frequenza. Maria Assunta Volpi Nannipier ,che mutuó lo pseudonimo Mura da una vera e propria mantide, tale Maria Nicolaievna Tarnowska, i cui amanti non morivano quasi mai per cause naturali, di famiglia modesta a differenza di Liala che era marchesa, denotava un potenziale trasgressivo imbarazzante per il regime, facendo perdere la bussola al duce che aveva già mal sopportato il lesbismo di “Perfidie”, ma il lascivo cedere alla negritudine, alle lusinghe di un colored, che sovvertiva spudoratamente il messaggio di “faccetta nera” che inneggiava all’italico maschio con l’harem di negrette era francamente difficile da ingoiare : la pubblicazione del romanzo doveva essere bloccata e le copie ritirate.

 

Ma il suo disagio non si protrasse a lungo, nel ‘40 cessó la disturbante esistenza  della reproba a causa di un incidente aereo. Fu un caso?

 

Marcello Sorgi con il suo stile asettico, squisitamente giornalistico narra di questo evento, uno dei tanti che hanno cadenzato la resistibile ascesa e la inevitabile caduta della dittatura.

 

Troppo carisma, eccessivo seguito, etoile della Sonzogno, la sua firma nei periodici destinati al pubblico femminile faceva fortune editoriali o c’era dell’altro. Mura non era granché come fisico, piccoletto un po’ ridondante ma ne faceva un uso spregiudicato e conduceva una vita sentimentale pericolosamente funambolica senza fare troppi distinguo tra sessi. I suoi lavori trasmodavano per la gioia delle numerosissime lettrici dal rosa originario al rosso peccaminoso. Marcello Sorgi ridisegna la parabola di Mura e nell’ indagare sul destino della donna, in verità descrive l’ottusità inguaribile di quel sistema che andrà progressivamente ed irrecuperabilmente implodendo. La vita di Mura si esplica in un vorticoso dinamismo sentimental-politico-letterario tra Africa, Parigi, Milano per concludersi sulle scoscese pareti dello Stromboli.

 

Nel lavoro di Sorgi, nel mettere a fuoco la figura di una scrittrice troppo libera per essere assimilata al potere, rivivono tutte le banali seppur tragiche vulnerabilità di un paese che perde la sfida della grandezza e della modernità lasciando emergere tra i tanti eroismi  le più deteriori peculiarità di una dittatura molto poco illuminata e con una spiccata propensione al gregarismo che lascerà il Paese in ginocchio .

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