La figlia italiana

Fiorella Friscia

Cosa accade quando l’adolescenza si scontra con il dolore? Un tema purtroppo ricorrente che l’autrice Adelaide Pillitteri fa rivivere attraverso un racconto tenero e rabbioso alla ricerca di un nuovo orizzonte

Con Adelaide percorriamo un itinerario interiore frastagliato e pericolosamente scosceso che si innesta in un paesaggio esistenziale desolante nel quale non vibra la più tenue fiammella di un affetto: Simona, la nostra eroina, rigonfia di rabbia silenziosa e di rancori , vaga alla ricerca di un approdo che dia senso alla sua vita. Quel giorno tutto il suo mondo cambiò: i genitori avevano sancito la fine di quel piccolo, rassicurante involucro affettivo che è la famiglia, certo, non scevro da asperità, apparentemente fisiologiche nel rapporto di coppia, fino al momento della deflagrazione, quando non resta che il vuoto. Dove si annidano i solerti e instancabili demoni di Simona.

 

Qualcosa si rompe in maniera irreversibile, i riferimenti saltano, non esiste più un punto di appoggio. Ciò che rappresentava un manto protettivo, un po’ stretto, ma rassicurante, si perde nel nulla. Papà e mamma appaiono in tutta la loro umana debolezza di due esseri soli, anche loro alla ricerca di un qualcosa, di un sogno, inconsapevolmente frantumati dalla immanente percezione del fallimento di un progetto di vita. La famiglia che si disgrega non è una mera variante anagrafica ed ogni adolescente vive questo evento con i suoi anticorpi esistenziali, ma permane la dolente consapevolezza della labilità delle certezze e che nulla è per sempre. La capacità di amare, di vivere gli affetti sprofonda così in una condizione letargica dalla quale il risveglio è eventuale ed il ruolo del principe azzurro, più che improbabile è inefficace. Intenso e drammatico l’universo di “donna” assume una dimensione che va oltre il deserto affettivo di Simona. Le tensioni dolenti che tracimano dal romanzo, affiorano meste ed esprimono un sotterraneo dolore irrisolto, la cui rimozione ingenera uno strano immobilismo, una narcosi esistenziale che coinvolge la sua femminilità e trova una via di fuga, forse più letteraria che realisticamente plausibile, a Parigi.

 

Il malessere di Simona implode, acuito dalla morte dei genitori, per l’incompiutezza di un dialogo mai arrivato alla conclusione, per tutti i perché irrisolti. La sua storia di donna, nell’interazione con le affettività di cui sono talora capaci gli umani, trova, grazie alla limpidezza del mondo affettivo della piccola Sophie, piccole progressive catarsi che fanno emergere barlumi di speranza e rinvigoriscono la fiammella apparentemente sopita sotto la spessa coltre delle ceneri che nel tempo si sono stratificate.

 

 La storia “parigina” con le sue rimembranze guida verso la piena e consapevole comprensione degli eventi Simona, che si libera delle mortifere zavorre che ne hanno a lungo isterilito l’affettività.

 

Adelaide Pillitteri ha una scrittura facile e gentile e ha fatto dono di una bella storia. La cifra stilistica dell’autrice è, tuttavia, controllata, compassata, come sottoposta al lucido setaccio della razionalità, come se Adelaide temesse l’immedesimazione e sembra imporsi una sorta di autodisciplina interiore, quasi cercasse di  anestetizzare le emozioni, come per prendere le distanze da Simona che avrebbe in verità meritato per le tensioni che ne rodono l’anima, il linguaggio appassionato che andava prendendo corpo nella mente e nel cuore.

 

 La traccia emotiva forte, connaturata alla storia, pervade sotterraneamente la narrazione ma non trova, tuttavia, un riscontro coerente nel lessico e il lettore,  che ha vissuto gli stordimenti e le angosce di Simona ed ha gioito con lei per la sua rinascita, per il suo nuovo affacciarsi alla vita, vive questo gravame emozionale alla ricerca di un percorso liberatorio che invece resta irrisolto  .

 

Poi alla fine la mente prevale sul cuore.

 

La figlia italiana di Adelaide Pillitteri. PAV Edizioni, Collana Storie di vita

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