Andy Warhol “La pubblicità della forma”

Fiorella Friscia

Milano rivive la rivoluzione conformista della Pop Art dell'artista americano pioniere della comunicazione mediatica con i suoi simboli della cultura del consumismo tra abbondanza e serialità

Andy Warhol fu, per antonomasia, il cantore della Pop Art, movimento artistico nato tra l’Europa e gli Stati Uniti d’America tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60, espressione di una società ormai  votata alla scoperta di un consumismo che individua negli “oggetti” della personale e consueta quotidianità la principale fonte di ispirazione. Esponenti di questa corrente, oltre Andy Warhol, furono  Roy Lichtenstein, Claes Oldenburg,  Richard Hamilton,Robert Rauschenberg e Jasper Johns, ma Warhol ne resta l’indiscusso ambasciatore, oltre che il più fedele e rigoroso ermeneuta.

 

Nel ricco occidente post bellico gli “oggetti” entrano subito a far parte della vita dell’uomo, che vive finalmente un momento di rinascita dopo le privazioni della guerra. Emergono cosi’ i simboli della Pop Art, non per esprimere atti di ribellione o riflessioni anticonformiste, ma per tradurre il reale, anche banalmente domestico, in immagine non creata, ma semplicemente riprodotta.

 

 Lo spettacolo dell’esistere diventa un continuo processo di omologazione collettiva, caratterizzata da una visione della vita che va oltre i desideri di accumulazione, con l’ingenerarsi di processi di massificazione.    

 

L’universo di questa corrente contempla scenari complessi e trova in Warhol un interprete geniale che, sulle orme di McLuhan, scopre la potenza del messaggio allorquando l’immagine viene veicolata da una infinita reiterazione, premiando la quantità rispetto ad altri valori, vedi la celeberrima “Monna Lisa”, di cui è stato sconvolto l’impianto cromatico per disorientare e, implicitamente, fidelizzare l’osservatore.

 

…l’artista ormai non deve creare, ma esprime una creatività “altra”, riproducendo l’immagine di un oggetto materiale

o del desiderio, o addirittura simbolico…

L’immensa galleria di ritratti di star, politici e potenti della terra simboleggia il successo di Warhol e dei soggetti

ritratti, come “The Golden Marilyn”, la diva per eccellenza, ritratta come una Madonna di Duccio di Buoninsegna su

fondo oro, che è oggi esposta al MOMA di NY.

 

Da ottobre 2022 a marzo 2023, la Fabbrica del Vapore di Milano

 

ospita, sotto l’accorta regia di Achille Bonito Oliva, una grande mostra dedicata ad Andy Warhol (Pittsburgh, 1928 – New York, 1987),   intitolata Andy Warhol. La pubblicità nella forma, che vede la presenza di oltre trecento oggetti divisi in sette aree tematiche e tredici sezioni e che ripercorre la carriera dell’artista dagli inizi negli anni Cinquanta sino all’ultimo decennio di attività negli anni Ottanta. 

 

Il percorso creativo di Warhol, che contempla una virtuale osmosi tra abbondanza e ripetitività, simboli della cultura del consumismo, non viene subito compreso e la sua originalità viene vista come artisticamente blasfema di fronte alla asserita nobiltà dell’”espressionismo astratto americano”, che vantava nomi come Jackson Pollock, Mark Rothko, De Kooning, le cui opere, peraltro, avevano ben poco in comune tra loro.

 

Il cambio di passo, dalla oscurità alla luce, avvenne dopo la rivalutazione critica di Leo Castelli, il più importante  gallerista di Manhattan, quando nel ’64 ne visitò i lavori nella Stable Gallery di New York. Quell’incontro costituì la rampa di lancio della carriera di Warhol : nasce a breve  la celebre The Factory , originariamente al 231 East 47th Street, come un’istituzione-icona dove si riunisce tutto il mondo creativo newyorchese e dove la riproduzione delle sue opere assume il ritmo di catena di montaggio e fa muovere i primi passi a giovani artisti della “grande mela”, come Haring e Basquiat.

 

La mostra ricostruisce i vari passaggi che rivoluzionano l’arte del XX secolo, un itinerario cadenzato dagli oggetti simbolo e dalla presenza delle immagini dello star system. La visione artistica e l’interpretazione del valore esistenziale dell’”oggetto” di Warhol ha anticipato i social per la sua capacità di cavalcare i media e la sua arte continua ad esprimere una eccezionale presenza culturale. Warhol e la sua Factory divennero fino alla metà degli anni ‘80 il centro del mondo artistico e culturale e oggi Milano offre la rara opportunità di comprenderne le misteriose dinamiche.

 

 

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